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Al termine del Corso di formazione per genitori "Il rapporto con il figlio che cambia" scrivo alcune riflessioni sui temi centrali emersi durante i nostri sette incontri: da ottobre 2004 a marzo 2005.
Questo Corso per genitori di adolescenti dai 14 ai 15/16 anni si è incentrato sul cambiamento sia dei figli che degli stessi genitori che li accompagnano nel loro percorso di crescita.
Ogni famiglia sviluppa un suo progetto educativo anche se non viene formalizzato e molto spesso non tutti i suoi membri ne sono consapevoli, ma questo progetto si realizza attraverso i messaggi e le relazioni che legano i componenti tra loro.
La comunicazione è il punto di incontro tra genitori e figli; nella relazione che tra loro si instaura tutti insieme crescono. Il ragazzo e la ragazza cercano la propria identità e la famiglia che, fino a quel momento, ha rappresentato il primo nucleo dove sperimentare modelli, diventa improvvisamente il nucleo dal quale prendere distanze.
La prima grande sofferenza dei genitori sta proprio nel trovarsi davanti figli e figlie che vogliono allontanarsi da loro e che ritengono importante misurarsi con amici e con nuove idee e mode. Ora sentono più che mai il desiderio forte di decidere da soli e scegliere se ascoltare o no ciò che hanno imparato dai genitori.
Ecco il primo cambiamento nell'essere genitori: imparare a lasciare che il figlio/a faccia da solo, così come chiedeva a due/tre anni di sperimentare da solo difficili esercizi di abilità fisica.
I genitori cominciano a sentirsi esclusi dalle scelte dei propri figli.
I figli però non sono forti come vorrebbero far credere e quindi oscillano tra determinazione e vulnerabilità. Sono sottoposti a pressioni dall'esterno e possono fare cose che poco rispondono al loro carattere, hanno cioè bisogno di sperimentare in prima persona delle esperienze che, noi genitori, preferiremmo che non facessero. Ricordo l'espressione incredula di una mamma impotente di fronte alla figlia che "nega persino l'evidenza" dei fatti. Ascoltarli sempre ascoltarli senza giudicare, ma sempre con la mente aperta, esprimendo le nostre considerazioni e il nostro punto di vista, lasciando però loro la libertà di esprimere la propria individualità con un modo di vestire e con gusti musicali che non approviamo, senza per questo etichettare il loro comportamento (pigro, incapace, egoista, stralunato). Importante per loro è sentirsi accettati e trattati da pari: parlare con sincerità senza raggiri manipolatori o, peggio ancora, minacciosi.
John Bowlby sostiene che è sempre più facile educare i figli degli altri che non i propridal momento che, nel ruolo di genitore, entrano in gioco le implicazioni affettive.
La relazione genitori figli richiede un'abile gestione di sentimenti ed emozioni. I genitori che ascoltano con empatia i propri figli, che danno importanza ai sentimenti e alle emozioni di se stessi e dei figli, sono in grado di crescerli come persone responsabili e mature.
Gli esperti sostengono che la famiglia è un sistema aperto quando è in grado di assorbire i cambiamenti al suo interno in modo da adattarsi e favorire la crescita psicologica di tutti i suoi membri, ma può diventare chiusa quando nega le trasformazioni, mantiene il proprio equilibrio al prezzo del disadattamento dei suoi componenti.
Ci siamo soffermati a riflettere su quale fosse lo stile più efficace per educare i figli; abbiamo esaminato i quattro modi diversi proposti da John Gottman in "Intelligenza emotiva per un figlio":
- Genitore noncurante
- Genitore censore
- Genitore lassista
- Genitore allenatore emotivo
Il "noncurante" si rapporta con i sentimenti dei figli con scarsa considerazione, anzi è pronto a sminuire e ridicolizzare quanto il figlio cerca di comunicare, tanto poi il tempo risolverà tutti i problemi.
Il "censore" inibisce i sentimenti, anzi è convinto che le emozioni specialmente quelle dolorose e negative siano una perdita di tempo e che possano indebolire la personalità dell'adolescente.
Il "lassista" accetta le emozioni del figlio, anzi lascia che le stesse siano manifestate dal figlio, ma non gli insegna metodi adeguati per risolvere i problemi.
Il genitore "allenatore emotivo" rispetta le emozioni dei propri figli, non dice loro ciò che è giusto provare, ma nello stesso tempo ritiene importante che trovino da soli le soluzioni ai problemi, lui starà ad ascoltarli e si offrirà come guida.
Anche se ascoltare le emozioni negative dei propri figli provoca dolore, abbiamo concordato che ogni confidenza è un'occasione di intimità. Importante è esserci, farsi sentire vicini, anche se non sempre presenti, in modo che i figli vivano il genitore come una presenza non invadente, ma incoraggiante.
Allora chi è il genitore ideale?
Bruno Bettelheim risponde: colui che sa amare e dialogare con il proprio figlio, che lo aiuta a scoprire chi essere e come esserlo.
Educare dunque non vuol dire scegliere per i figli e sostituirsi a loro.
Libertà ed amore sono due condizioni fondamentali, vissute spesso dai genitori come contrastanti.
I genitori ricordino sempre che attraverso i figli sapranno fare scelte (Bernardi).
Ogni incontro con voi genitori è stato per me un momento di crescita umana e di arricchimento personale e professionale: vi ringrazio e vi abbraccio con simpatia.
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